In un sonno lunghissimo
In un sonno lunghissimo, mentre il silenzio intorno si allarga,
ho sognato di essere un delfino
che risaliva il Rio delle Amazzoni,
entrava in una vena segreta
e alla bocca del Tevere tornava, affondava,
apriva le onde nell’Hudson, nel Reno roteava.
La sorgente del Tamigi e la baia di Wellington erano affluenti,
di corso in corso il mare si allenava,
il Fiume Giallo riscaldava la Neva,
e su zattere di pino i morti scomparivano,
nudi
e sentivo freddo, ma c’erano le stelle,
perché nello spazio bruciano, ma non riscaldano,
e potevo toccarle senza morire,
perché la vita è un liquido azzurro oceano
Ho sognato tanti corpi,
i codici, i caratteri,
la logica del profitto
ancora impressi nelle rughe.
Poi c’era una cosa più lontana,
una scintilla, un volto, un sogno lucido:
il cambiamento?
Il delfino salta molto più
del perimetro di una zattera, ogni secondo.
e sentivo freddo, ma c’erano le stelle,
perché nello spazio bruciano, ma non riscaldano,
e potevo toccarle senza morire,
perché la vita è un liquido azzurro oceano
Versione originale della poesia:
In un sonno lunghissimo – da Maria Borio, Dal deserto rosso, collana ‘I quaderni’, Stampa2009, 2020
Copertina a cura di Mirko Della Monica
Musicisti:
batteria, piano, synth, chitarra acustica, mix e mastering: Stefano Bechini
chitarra acustica, basso e voce: Elio Cagnizi

